Non è colpa del ’68

Siate onesti, entrate nelle case e guardate se i principi deleteri del ’68, così come li cita Guarini non sono entrati in tutte le case al di là di ogni ideologia professata. Allora vuoi dire che dobbiamo scavare più a fondo per capire il Fenomeno. E l’indagine deve svolgersi, senza pregiudizi, su una società per la quale tutti i diritti sono ammissibili. Non sono più le limitatezze economiche a condizionare le scelte delle famiglie, come nella società contadina. Le scelte educative non  scaturiscono più solo dallo stato di necessità, ma debbono diventare scelte culturali coscienti, a volte controcorrente rispetto all’ideologia dell’infinito consumo. Ecco da dove scaturisce il disagio.
Ecco dove ha origine la difficoltà della limitazione o della proibizione. In nome di che cosa
rinunciare se i soldi ci sono? In nome dei principi? Ma se sono principi che valgono solo per esigue minoranze…
Avete provato a negare l’acquisto del telefonino ai vostri figli? Bene, appariranno tra i compagni di banco della loro scuola come dei paria. Alla fine quindi vinceranno loro.
Avete provato a regolamentare l’uso della televisione in casa? Avrete fatto per un po’ la figura degli arretrati che non stanno al passo coi tempi e poi avete ceduto.
Avete provato a comprare vestiti, cartelle, astucci non firmati? Siete sicuramente finiti nelle voragini dell’antimodernismo e alla fine non avete resistito.
Il fatto è che oggi una pedagogia non pauperistica ma basata su principi seri va totalmente
controcorrente e, o si hanno le palle, oppure è meglio lasciar perdere.
C’è un’altra soluzione, ma questa è troppo estrema: non far figli come i preti e le suore. Allora diventa facilissimo educarli.

Giancarlo Maculotti, Lettera dalla scuola tradita, Armando 2008,  p.16

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Unione Associazioni Culturali
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