Dove stiamo andando

Lettera di una Torinese a Noi Donne nel 1965

Dove stiamo andando?
Ho letto la lettera di quei genitori i cui figli si sono scandalizzati perché loro, i vecchi, hanno cantato e scherzato una sera e la sua risposta; perciò le scrivo. Sono in un momento di rabbia, poi domani mi ripeterò che anche questa mia rabbia è inutile. Sono scontenta di tutto e mi chiedo spesso dove stiamo andando. Mi pare che noi — i democratici, i rivoluzionari, i più avanzati, fra i genitori — stiamo per essere sommersi da un mare di opportunismo, di conformismo. Volevo cominciare la mia lettera con l’argomento oro. C’è in giro un’orgia di monili d’oro. Perché la gente, anche quella che lavora, che ha fatto la fame, si addobba cosi per andare a fare la spesa o commissioni comuni? Cos’è questo esibizionismo su un valore tanto effimero? Ma non è solo questo. Per la strada ho colto questa scenetta. Un bambino ha detto alla madre: « Non hai più il tempo di guardare i miei compiti la sera, guardi sempre la televisione » e si è preso in risposta un ceffone. E poi c’è l’automobile e il week-end. Che piova, tempesti, nevichi, si deve fuggire da casa, fare file faticose e interminabili, magari con bambini piccolissimi a bordo che starebbero meglio a letto. A costo di bronchiti, a costo di arrabbiature, a costo di delitti. Certe mie amiche di sinistra non sono per niente diverse dalle signore piccolo-borghesi, fanno sforzi enormi perché le figlie vadano a ballare senza indossare la terza volta il vestito che hanno indossato già due volte. Non si fa altro che scopiazzare i ricchi e gli arrivati come le scimmie, anche se si è combattuto per dei valori ben diversi. Si vuole dare ai propri figli tutto ciò che hanno quelli delle famiglie benestanti, tutto ciò che non si è avuto nella propria adolescenza e giovinezza, ma si da in maniera sbagliata, ci si vergogna di dire che si è stati poveri (mentre basta un licenziamento a far ripiombare tutta la famiglia nella povertà).

Ha importanza tutto ciò che è materiale, gli elettrodomestici e le macchine di ogni tipo sono il non plus ultra della felicità. Tanti genitori hanno volutamente dimenticato gli anni ’40-’50, gli scioperi, le lotte, tutto ciò che abbiamo fatto quando si andava a bussare di porta in porta per avere 10 lire a sostegno delle nostre idee e delle nostre lotte. Io mi ricordo che in pieno fascismo mia madre mi raccontava di quando avevano ucciso il sindaco socialista del paese. Ma noi che cosa raccontiamo ai nostri figli del nostro passato? Diamo sempre la colpa alla scuola della loro ignoranza e del loro disinteresse ai problemi sociali, ma in quale parte ne siamo noi responsabili? Non mi fraintenda. Io non sono contro il progresso materiale, contro le comodità, le cose belle, i vestiti eleganti eccetera. Ma tante volte penso che tutto ciò che abbiamo conquistato e messo nelle nostre case, tutte le automobili che corrono per la città e la rendono un inferno, tutti i nostri agi sono spesso il risultato di umiliazioni tremende che abbiamo accettato, di rinuncia alla nostra dignità e al nostro libero e moderno modo di pensare. Venti anni or sono speravamo di far piazza pulita, in fretta, delle ingiustizie e di edificare una società nuova basata sulla giustizia e sulla solidarietà umana. Oggi anche tutto ciò mi sembra una meta irraggiungibile. Gli anziani, quelli della lotta di liberazione, se ne vanno ad uno ad uno e fra qualche decennio ce ne saranno ben pochi. Altri si adeguano, e così fra dieci, vent’anni, resteranno in campo solo i ragazzini che oggi non sanno niente dei loro genitori e sognano automobili sempre più veloci e perfette. Sono troppo pessimista? Lo spero. Vorrei un’ondata nuova come quella di un’alta marea che facesse piazza pulita di tanti ideali inutili e li sostituisse con valori veri. Ma questa ondata ci
sarà? L’abbiamo preparata?
Torinese

1965

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