Fiat

Alcuni degli articoli dedicati agli anni 60 non potevano ignorare i più riusciti modelli della casa, adesso non restano che i ricordi…

la Fiat campava di una facile rendita con gli aiuti dello stato, diretti e indiretti o con le sontuose commesse per le sue aziende di contorno, mentre la bolla di potere in cui si affastellano promiscuamente politica, affari e media le consentiva un dominio praticamente assoluto sul mercato italiano.Non aveva voglia di battersi seriamente per acquisire una posizione di spicco se non di predominio in Europa. Troppa fatica e soprattutto troppo incerto il guadagno padronale di fronte a una situazione di mercato che l’avrebbe costretta a migliorare e di molto gli standard costruttivi, le tolleranze di fabbrica, la scelta dei materiali e insomma ad abbandonare la mediocrità produttiva che poteva permettersi grazie a un quasi monopolio sul mercato casalingo che in seguito ha difeso impedendo che altri marchi, oltre a quelli Lancia e Alfa Romeo, acquisiti per quattro soldi, impiantassero fabbriche e centri produttivi in Italia. E così quando le avvisaglie del globalismo hanno battuto un pugno sul tavolo strappando all’azienda torinese sempre più fette di mercato interno, il gruppo è andato in situazione di costante apnea. Abbiamo di fronte agli occhi il massimo esempio di come un’eccellente capacità ingegneristica sia stata alla fine umiliata da una pessima pratica costruttiva e gestionale per motivi di immediato profitto padronale, uno iato, un precipizio che peraltro possiamo notare in ogni campo di questo disgraziato Paese.

Pegiò per noi

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2 risposte a Fiat

  1. apoforeti ha detto:

    Scomparso Gianni Agnelli, i suoi storici collaboratori – Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens – hanno fatto in modo, d’intesa con la vedova, che tutto il potere finisse nelle mani dell’allora giovanissimo John Elkann. Due anni dopo, la finanza Usa ha “spedito” a Torino il super-manager bancario Sergio Marchionne, che ha finto di rilanciare gli stabilimenti italiani per poi invece siglare l’accordo con Chrysler e trasferire il cuore del gruppo a Detroit, con il varo del marchio Fca. E oggi, appena un anno dopo la prematura morte di Marchionne, il gruppo formalmente rappresentato da John Elkann sembra voler “sbaraccare” quel che resta della Fiat in Italia, cedendo il controllo dell’ex impero al paese che più sta danneggiando l’Italia, sul piano industriale: la Francia.
    https://www.maurizioblondet.it/litalia-perde-la-fiat-venduta-alla-francia-e-nessuno-fiata/

  2. Pingback: Autunno caldo | bondenocom

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