Piazza Fontana

di Marco Palladino.

Cinquant’anni orsono iniziava la stagione stragista e si inauguravano gli anni di piombo.
17 morti a Piazza Fontana, per i quali, dopo mezzo secolo, stranamente, non ci sono colpevoli.
La stagione del terrorismo iniziava, guarda caso, con l’attacco a banche pubbliche; un segnale fin troppo chiaro per i pochissimi che ragionano, non raccontatelo però agli “insardinati” di ieri, di oggi e di domani; sarebbe come dare perle ai porci. Inutile perdere tempo.
Quella lunga stagione di sangue e attentati continui, terminò, guarda caso, all’alba della stagione europea e dei relativi trattati; nasce l’UE e finisce il terrorismo, finiscono le proteste e le mobilitazioni. Che strano.
Quell’attentato segnò la nostra storia, finì in qualche canzone, in innumerevoli trasmissioni ed in inutili processi.
Fa specie notare come, quell’ ”intellighenzia” che si indignava per quei morti e per quel dolore e parlava di libertà e diritti, ora bacia la stessa mano che quella pagina scrisse e continua a scrivere, fino ai giorni nostri, con il paese ormai in coma, prossimo alla fine. Missione compiuta.
Ma i peggiori nemici non stanno all’esterno, ma all’interno, parlano la nostra stessa lingua e tramano contro il loro stesso sangue.
Una maledizione che ci perseguita dalla notte dei tempi e fu così anche allora: chi si oppose a certi “progetti” finì in una tomba, gli altri fecero carriera, fino ai più alti scranni delle istituzioni, osannati dagli idioti, che non sanno neanche capire il contesto in cui vivono, il cui unico obiettivo è farla franca a danno degli altri; esistenze indegne, che non conoscono onore.
Una macchina infame sempre in produzione quella dei traditori, ce ne una sfornata per ogni stagione, non mancano mai, abbondano persino e fanno a gara tra di loro: solo per restare ai nostri anni, si va dal vile affarista, passando per il “cattolico adulto”, fino agli schiavetti di ieri sera, che approvano il MES, quando avevano dichiarato di volerlo smantellare.
Gli “esterni” non avrebbero mai trionfato, senza il prezioso e decisivo aiuto degli “interni”.
Sono loro che hanno sempre affondato il coltello nel cuore della loro stessa terra, da 160 anni a questa parte, fino alla “vittoria” definitiva di queste ore.
Si, perché ormai si fa davvero fatica a sperare, in questa camera ardente dove ci hanno incatenato.
Dante li fa finire nel IX cerchio dell’inferno, quello di Antenore, il traditore di Troia.
Il problema è la capienza: sono davvero troppi. Sarà dura farli entrare tutti.

da Facebook

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Unione Associazioni Culturali
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