Governo balneare

Il 1963 si apre con una violenta campagna contro la riforma urbanistica, che conduce al suo affossamento. È un segnale, il primo, della crescente ostilità contro il centro-sinistra. Questa ostilità ha sparso abbondanti semi di divisione tra De e Psi. che marciano sempre più divaricati verso il traguardo elettorale, un vero e proprio test sulla nuova formula politica, cui si giunge con questi due partiti in fase di accentuato disimpegno rispetto al centro-sinistra. Le elezioni non sono un successo per il centro-sinistra. Netta la sconfitta della DC che perde circa un milione di voti, passando dal 42.4% al 38%, con 13 seggi in meno alla Camera: sensibile anche la battuta d’arresto socialista, perché il Psi pur guadagnando nel numero assoluto dei voti, scende in percentuale dal 14.2 al 13.8: stabili invece i repubblicani (1,4%) e notevole l’avanzata socialdemocratica: dal 4,5% al 6,1%. Nel complesso l’area di centro-sinistra passa dal 62.6% al 59,6%. Le destre, invece, restano piuttosto stabili ma con un significativo travaso interno: mentre il Msi ottiene un lieve incremento (dal 4,8% al 5.1%). il Partito Democratico Italiano di Unità Monarchica conquista solo l’1.7% dei voti e il Pli balza dal 3.5% al 7% dei voti (attirando anche 700 000 voti democristiani). L’area di destra passa nel suo insieme dal 13,1% al 13.8%. Un successo considerevole viene invece registrato dal Pci: dal 22,7% del ’58. il Pci passa al 25.3%. Al Consiglio Nazionale DC del 17 maggio. Moro ammette che la DC ha «perduto questa importante battaglia elettorale». Lo stesso giorno Nenni definisce un “dato negativo il mancato incremento socialista alle elezioni del 28 aprile. Togliatti. soddisfatto del successo, avanza la candidatura comunista alla guida del Paese. L’interpretazione più importante, per le sue implicazioni politiche immediate è quella della DC e in particolare di Moro. Fedele alla sua tesi della DC come partito dei suo elettori. Moro sostiene che dopo queste elezioni l’obiettivo principale diventa l’isolamento del Pci. sia pure attraverso il metodo della “sfida democratica”. C’è già in luce il progetto di passare alla versione moderata del centro-sinistra. Fanfani ha troppi nemici per essere candidato alla ripresa del centro-sinistra, tanto nella DC (avrebbe favorito troppo i socialisti), che nel Psdi (dove Saragat. sconfitto alle elezioni presidenziali, incarna la cosiddetta versione “democratica” del centro-sinistra, contrapposta a quella “radicale” dell asse Fanfani-La Malfa—Lombardi). Il 25 maggio viene affidato a Moro l’ incarico (mentre il presidente Segni fa discretamente trapelare la minaccia di nuove elezioni e la sua inclinazione per il “centro-sinistra pulito . come viene ribattezzato il centrismo) e il segretario della DC avvia faticosissime trattative in vista di un centro-sinistra organico, cioè con l’inclusione dei socialisti nella maggioranza.
Il 16 giugno Segni stringe i tempi e lascia un giorno solo a Moro per sciogliere la riserva. Il pomeriggio di quello stesso giorno si riuniscono le delegazioni dei partiti per concordare il programma e alle 11 di sera sembrano aver raggiunto un accordo. Ma la notte (sarà chiamata la “notte di S. Gregorio”) si riuniscono le correnti socialiste, e quella di Lombardi, che fa parte con Nenni della maggioranza interna al partito favorevole al centro-sinistra, boccia gli accordi raggiunti. In particolare, affermerà Lombardi, si rifiuta l’affossamento della riforma urbanistica divenuta il simbolo del centro-sinistra “radicale”. La notizia si diffonde rapidamente e Moro rassegna l’incarico. Segni affida l’incarico a Leone: è un momento di pausa in vista del Congresso socialista che si terrà in ottobre. Rapidamente il presidente della Camera forma il suo primo “governo balneare’, e dopo soli due giorni, il 21 giugno, presenta la lista. Presidente del Consiglio: Leone: vicepresidente: Piccioni; Interni: Rumor; Esteri: Piccioni; Giustizia: Bosco; Bilancio: Medici; Finanze: Martinelli; Tesoro: Colombo; Difesa: Andreotti; Pubblica Istruzione: Gui; Lavori Pubblici: Sullo; Agricoltura: Mattarella; Trasporti: Corbellini; Poste: Russo; Industria: Togni; Lavoro: Delle Fave; Commercio Estero: Trabucchi; Marina: Dominedo; Partecipazioni Statali: Bo; Sanità: Jervolino; Turismo: Folchi. Il governo, un monocolore De con l’astensione anche dei socialisti, durerà fino al 5 novembre.
(Agostino Giovagnoli}

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