Non è mai troppo tardi

Occorre risalire un po’ indietro nel tempo, (quando in Italia il numero degli analfabeti era veramente alto, troppo allo per fingere di ignorarlo.
Ufficialmente si parlava di 5-6 per cento.
In realtà ci si aggirava attorno al 9-10 per cento (in alcune regioni si toccavano punte del 25-30 per cento).

Dal 1948 al 1959 erano state tentate mol­te strade per convincere gli analfabeti a “tornare” a scuola. Vi erano maestri (per lo più maestre di prima nomina) che si recavano nelle case o nelle fabbriche, ma il successo era veramente misero. Cli analfabeti non solo non diminuivano, ma aumentavano. C erano anche gli analfa­beti di ritorno, quelli che. pur con qual­che anno di scuola, a forza di non leggere e non scrivere inai, sapevano ormai a stento scrivere il proprio nome.
Sono gii anni in cui la televisione inizia a conquistare le masse. I cinema, il giovedì, trasmettono “in diretta”, la trasmissione di Bongiomo e i fortunati che hanno già la televisione in casa, subiscono l’invasio­ne dei parenti, degli amici, degli amici degli amici… È Nazareno Padellaro. di­rettore generale dell’educazione popolare, a pensare di sfruttare il mezzo televisivo per recuperare gli analfabeti. O perlome­no di tentare l’ultima carta. Non so come sia nata l’idea, né come Padellaro sia riu­scito a conquistare il ministro Coltella e lamministratore delegato della Rai, Rodino. So che a un certo momento nell’ottobre del 1960, la radio e la televi­sione cominciano a pubblicizzare una nuova trasmissione dal titolo: Non è mai troppo tardi. Già da giugno però la Rai e il Ministero della Pubblica Istruzione cer-
cono il “maestro ohe dovrebbe realizzare il corso per gli adulti analfabeti. Ogni giorno professori e maestri sono chiamali per una “lezione di prova”. Dapprima sono i volontari, poi quelli ritenuti più bravi. alla fine (si è ai primi di novembre e la trasmissione deve iniziare il 15 di questo stesso mese) si chiede a ogni direttore didattico di inviare due insegnanti della loro scuola per il provino.
Io vengo spinto dalla curiosità, segnalato dal mio direttore didattico. Non mi sono applicato al problema dell’educazione degli adulti e non conosco il nuovo mezzo. Il pomeriggio della convocazione vedo le prove dei colleghi che mi precedono. Posso udire i commenti degli operatori. Quando, verso la mezzanotte, sono chia-mato per il mio turno, mi preoccupo di tener desta l’attenzione dei cameramen. degli operai, dello studio. Se riesco ad attirare l’attenzione di chi è smaliziato dal mezzo, avrò (‘attenzione di quulsiusi altra persona. A dire la verità non penso molto, lì per lì. agli analfabeti e alla prova televisiva, ma solo ai commenti degli operatori dello studio stanchi e smaliziati, molto scettici verso i “maestri “. Desidero dimostrare clic i maestri non sono degli sciocchi, anche se sprovveduti davanti al nuovo mezzo. Così faccio la mia lezione inventando di sona pianta, basandomi su un principio banale: la televisione è immagine in movimento: bisogna, con poco, creare “un movimento”. E l’unica cosa per “muovere” la lezione è disegnare, far nascere una immagine.
Così nasce Non e mai troppo tardi: ogni sera, dal 15 novembre 1960 in diretta, per mezz’ora, fino al 15 maggio, per riprendere poi a ogni inizio di scuola. Sera per, sera, cercando di dare fiducia a chi si crede escluso, per otto anni. Corso per analfabeti, corso per chi vuole prendere la
licenza di quinta, corso per chi ha fatto anche la scuola media e vuole saperne un pochino «di più. Per parlare tra amici, per “aiutare la gente a pensare”, utilizzando per farsi comprendere strumenti come la scrittura e la lettura.
Nel corso degli otto anni di trasmissione più di un milione e 400 000 persone adulte prendono la licenza elementare. Non la prendono le migliaia di anziani che non hanno più bisogno del “pezzo di carta”, né le migliaia di bambini che imparano, con la televisione, a leggere e a scrivere. Solitamente io preparavo una scaletta della trasmissione, e poi discutevo con la regista. Marcella Curii: ogni mese ci riunivamo per discutere insieme il piano di lavoro generale (mezzi da usare, attori da chiamare, personaggi da invitare…), con sempre un “quasi niente” da poter spendere… e poi… in diretta. Per otto anni.
Alberto Manzi

Informazioni su apoforeti

Unione Associazioni Culturali
Questa voce è stata pubblicata in anni 60. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.