Made in Italy

di Gianluca Baldini, Marianna Baroli e Mariella Baroli
Che la calzetteria italiana stia vivendo un momento difficile lo si capisce anche dalle acque agitate in cui operano i maggiori gruppi. Csp International, l’unica società quotata in Borsa del settore, ha chiuso il primo semestre del 2018 con ricavi per 48,62 milioni di euro, in aumento dello 0,6% rispetto ai 48,31 milioni realizzati nello stesso periodo dello scorso anno dopo che l’azienda aveva terminato lo scorso semestre con una perdita netta di 4,42 milioni di euro, risultato che si confronta con il rosso di 3,81 milioni contabilizzato nel primo semestre 2017.

Non stupisce dunque che il gruppo a marzo di quest’anno abbia chiesto la cassa integrazione per 95 dipendenti (su un totale di 290) per un tempo di sette settimane. Una decisione che comunque arriva a distanza di meno di un anno dagli ultimi 55 esuberi del gruppo che, a loro volta, si aggiungono agli altri 75 chiesti ad aprile 2017.

Negli anni non è andata meglio alla Golden Lady. L’azienda ha attraversato quasi 10 anni di crisi, con un ricorso quasi sistematico agli ammortizzatori sociali. Dai circa 500 dipendenti si è passati a 415 e poi a 300. In mezzo ristrutturazioni, chiusura del reparto intimo.

L’ultimo ricorso alla cassa integrazione è di settembre. Fino a dicembre 145 lavoratori del gruppo saranno in cassa integrazione ordinaria a causa della chiusura dello stabilimento di Solferino, che a breve cesserà la produzione per concentrarla nello stabilimento gemello di Casalmoro.

Migliore è invece la situazione di Pompea, nonostante il gruppo abbia comunque chiesto la cassa integrazione tra luglio e agosto per alcuni dipendenti, segno che c’è ancora qualcosa da mettere a posto prima di potersi dire fuori dalla crisi. Il gruppo ha chiuso il 2017 con fatturato a 77 milioni di euro, in crescita del 5% sul 2016, ed un margine operativo lordo in crescita del 9%.

L’unico grande gruppo tricolore del mondo delle calze che se la passa bene è Calzedonia. Il motivo? Il gruppo fondato da Sandro Veronesi nel 1986 ha nel tempo diversificato i suoi affari e ora quello delle calze è solo uno dei tanti business del gruppo. Calzedonia nel 2017 ha realizzato un fatturato da 802 milioni con un aumento anno su anno delle vendite del 13,8%. Merito soprattutto di una politica che ha fatto del fatturato realizzato all’estero un cavallo di battaglia (il 54% dei ricavi arriva da fuori dei confini italiani).

Il settore delle calze in Italia è quindi da tempo in crisi, senza aver trovato al momento una soluzione definitiva. Ogni stagione che passa il distretto del mantovano (quello di Castel Goffredo) che da sempre è il numero uno nella produzione di calze sta perdendo pezzi con intere aziende che dicono addio a fette di mercato.

da La Verità – Quotidiano indipendente diretto da Maurizio Belpietro

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