Teorie del complotto

un paio di anni fa, mi sono imbattuto in un breve ma affascinante libro, pubblicato dalla casa editrice dell’Università del Texas, «Conspiracy Theory in America» e scritto dal prof. Lance deHaven-Smith, ex presidente della Florida Political Science Association. Partendo da una importante rivelazione dovuta alla FOIA [Freedom of Information Act, Legge per la libertà di informazione, NdT], il libro spiegava che, molto probabilmente, è da attribuirsi alla CIA la responsabilità della creazione del concetto di « teoria del complotto », utilizzato come strumento di manipolazione politica e mezzo attraverso il quale influenzare l’opinione pubblica. Negli anni 1960, il pubblico statunitense aveva reagito con scetticismo crescente ai risultati della Commissione Warren, che pretendeva che un solitario uomo armato, Lee Harvey Oswald, fosse l’unico responsabile dell’assassinio del presidente Kennedy, mentre era diffuso il sospetto di un coinvolgimento anche di personalità di alto livello. Per tentare di ridurre il danno, la CIA distribuì un memo segreto a tutti i suoi uffici periferici, chiedendo di mettere in campo i media da essa controllati per ridicolizzare e attaccare questi critici, facendoli passare per seguaci irrazionali della «teoria del complotto». Subito dopo, nei media è cominciato ad apparire questo tipo di argomentazione, con termini, motivazioni e modelli di utilizzazione esattamente conformi alle linee guida fornite dalla CIA. Ne è derivato un enorme picco nell’uso peggiorativo dell’espressione, che si è rapidamente diffusa in tutti i media statunitensi, e il cui impatto dura ancora oggi. Vi sono quindi prove considerevoli a sostegno di quest’altra specifica « teoria del complotto », che spiega le ragioni dei tanti attacchi contro le « teorie del complotto » da parte dei media. Ma, per quanto sembri che la CIA abbia effettivamente manipolato l’opinione pubblica per trasformare l’espressione « teoria del compolotto » in una potente arma da guerra ideologica, l’autore racconta anche come il necessario retroterra filosofico fosse stato preparato qualche decennio prima. All’epoca della Seconda Guerra Mondiale, quando importanti cambiamenti nella teoria politica determinarono un’enorme caduta di rispettabilità di ogni spiegazione « complottista » degli avvenimenti storici. Nei decenni che hanno preceduto questo conflitto, uno dei nostri maestri e intellettuali più importanti fu lo storico Charles Beard, i cui scritti più noti mettevano fortemente l’accento sul ruolo nefasto delle varie cospirazioni attraverso le quali l’élite ha influenzato la politica statunitense, a profitto di qualcuno e a spese dei più, con degli esempi che, partendo dalla più antica storia degli Stati Uniti giungono fino alla partecipazione alla Prima Guerrra Mondiale. Evidentemente i ricercatori non hanno mai sostenuto che tutti i più importanti avvenimenti storici avessero delle cause nascoste, ma ammettevano che per qualcuno di essi fosse così, e cercare di indagare su questa possibilità veniva considerato un impegno accademico perfettamente onorevole. Ma Beard fu anche fortemente contrario all’impegno degli USA nella Seconda Guerra Mondiale e finì che venne emarginato, fino alla sua morte avvenuta nel 1948. Molti altri giovani intellettuali che la pensavano come lui hanno subito una sorte analoga, sono stati discriminati e si sono visti rifiutare ogni accesso ai media tradizionali.

https://www.controinformazione.info/e-stata-la-cia-a-inventare-il-concetto-di-teoria-del-complotto/

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