Terzomondismo

Sul finire degli anni Sessanta la natura differenziata dei conflitti e delle tensioni internazionali fu tuttavia oggetto di un processo di semplificazione ideologica in favore di una rappresentazione tendenzialmente dicotomica dei rapporti di dominio esistenti su scala mondiale. Andò infatti affermandosi una chiave di lettura del mondo basata su una rigida contrapposizione tra dominatori e dominati, tra vittime e carnefici, su cui in parte si riflettevano ancora i sentimenti che avevano accompagnato l’immenso sforzo bellico contro il nazifascismo in Europa e in parte si risvegliavano memorie ancora recenti di eventi vissuti anche in prima persona. Il ruolo di dominatore e al contempo carnefice all’origine di tutte le principali tensioni internazionali finì così per essere ascritto in primo luogo all’imperialismo statunitense e ai suoi sostenitori, mentre nel ruolo di dominati e vittime furono collocate tutte le popolazioni e i paesi che via via erano stati interessati dai giochi geopolitici della politica estera statunitense: il Vietnam in primis, ma anche Cuba, l’Argentina, il Cile e il Brasile, fino a Nicaragua e Honduras alcuni anni più tardi, per non parlare dell’influenza statunitense nell’area mediorientale, così come emergeva dai giudizi sul conflitto israelo-palestinese [Marzano 2016].

Artefici e divulgatori di tale lettura semplificatrice delle forze in atto su scala globale furono in primo luogo correnti intellettuali e movimenti collettivi costituitisi in Occidente dall’inizio degli anni Sessanta in solidarietà con le lotte di liberazione anticoloniale e gli indirizzi di politica internazionale ed economica provenienti dagli Stati di più recente formazione. Ci si riferisce in particolare ai propugnatori del terzomondismo, ossia di quell’orientamento di pensiero che nel “Terzo mondo” emergente vedeva la possibilità, o semplicemente la speranza, di imprimere un corso inedito alla storia, una via d’uscita dall’asfittica contrapposizione tra due le due ideologie dominanti, verso un nuovo progetto di organizzazione della vita associata e delle relazioni tra popoli e Stati. Un orientamento che pertanto attribuiva alle lotte di emancipazione anticoloniale aspettative imponenti, finanche catartiche, di rinnovamento umano e sociale [3].

Marica Tolomelli

http://storicamente.org/tolomelli-dall-anticolonialismo-all-anti-imperialismo

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