Camp e Kitsch

Susan Sontag fu la prima ad esaminare la sensibilità camp nella cultura occidentale: nel 1964 pubblica Notes on Camp, saggio che diventerà il punto di partenza per le successive riflessioni sull’argomento. In realtà lo scritto della Sontag oggi non costituisce che un semplice riferimento: seppur necessario, è ormai distante dalle analisi più recenti. Innanzitutto Susan Sontag descrive la società e la realtà di quarant’anni fa: anni in cui il camp nasce e procede parallelo alla rivoluzione sessuale e con le legittimazioni degli omosessuali. Ella stessa mette in luce frequenti collegamenti tra la sensibilità camp e l’omosessualità:

(EN)« Homosexuals have pinned their integration into society on promoting the aesthetic sense. Camp is a solvent of morality. It neutralizes moral indignation, sponsors playfulness. » (IT)« Gli omosessuali hanno ritrovato la loro integrazione nella società nella promozione del loro senso estetico. Il camp può cancellare la moralità. Neutralizza l’indignazione morale, promuove ciò che è scherzoso. »
(Susan Sontag, Notes on “Camp”)

L’autrice rese accessibile il concetto di camp, caratterizzandolo di connotazioni omosessuali, che elogiava, e definendolo in un modo adatto al “consumo” pubblico. Susan Sontag diede il via ad una serie di riflessioni di altri autori che per tutto il decennio successivo ne evolsero i concetti. Lentamente i confini del discorso divennero più labili, e l’elemento “omosessualità” cominciò ad acquisire un ruolo differente. Un ruolo che rimase comunque importante, ma il concetto di camp si ampliò, abbandonando le referenze, i valori e le morali condivise riguardo all’omosessuale come tipo sociale. A partire dalla fine degli anni sessanta il termine camp fu adottato per indicare diversi atteggiamenti, una sensibilità da contestualizzare.

Definire una sensibilità

Susan Sontag specifica che si tratta di una “sensibilità”, non di una corrente artistica, letteraria o nemmeno soltanto una tendenza sociale, e sottolinea la difficoltà che rappresenta il tentativo di descrizione di una “sensibilità”. Nella premessa che introduce all’elenco delle note vere e proprie sull’argomento, la scrittrice statunitense specifica:

(EN)« It is not a natural mode of sensibility, if there be any such. Indeed the essence of camp is its love of the unnatural: of artifice and exaggeration. […] A sensibility is almost, but not quite, ineffable. Any sensiblity which can be crammed into the mold of a system, or handled with the rough tools of proof, is no longer a sensibility at all. It has hardened into an idea. » (IT)« Non è una sensibilità di tipo naturale, se di tali ne esistono. L’essenza del camp, infatti, consiste nell’amore per ciò che è innaturale: l’amore per l’artificiale e per l’esagerato […] Una sensibilità è quasi, ma non del tutto, indescrivibile. Ogni sensibilità che può essere racchiusa nella forma di un sistema, oppure maneggiata con i grezzi mezzi della prova, non è più una sensibilità. Si è concretizzata in un’idea. »
(Susan Sontag, Notes on “Camp”)

Prima di lei

Clement Greenberg nel 1939 scrive e pubblica un saggio intitolato Avant-garde and kitsch in cui definisce i movimenti di avanguardia e del modernismo come i migliori mezzi per resistere alla cultura del consumismo e quindi della produzione kitsch.

Esempio di portapenne kitsch

Greenberg sostiene che lo sviluppo delle avanguardie artistiche non sia avvenuto per motivi diversi da quelli di difesa degli standard estetici: motivazioni che rendono palese l’opposizione di tali tendenze artistiche rispetto a quel fenomeno culturale tipico dell’Occidente di quegli anni e che rispondeva alla definizione di: popolare, commerciale, illustrativo, basso, un fenomeno che l’autore definisce come kitsch.

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Unione Associazioni Culturali
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Una risposta a Camp e Kitsch

  1. mediaphysis.it ha detto:

    Giusto per collegarsi al tema, i riferimenti a camp e kitsch sono le architravi di una brillante analisi svolta da Luttazzi, in risposta a un articolo di Scanzi, relativamente a uno dei più potenti meccanismi di depotenziamento del pensiero critico (e della satira, che del pensiero critico rappresenta uno dei veicoli più forti). L’articolo è qui: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/02/daniele-luttazzi-risponde-ad-andrea-scanzi-hanno-ucciso-la-satira-ma-non-me/2426548/

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