Cent’anni di solitudine

Ieri notte, lo scrittore Gabriel Garcia Marquez se n’è andato per sempre.

A Buenos Aires, Lima, Montevideo, Città del Messico, L’Avana, in tutto il continente americano di lingua spagnola, la radio e la televisione hanno interrotto le trasmissioni correnti per dare l’annuncio della sua dipartita verso il Grande Mistero Terrestre.
Lo piange, a ragione, un intero continente.

Perchè Gabriel Garcia Marquez li ha sdoganati, imponendo all’attenzione planetaria l’esistenza di quella cultura, di quei popoli, di quelle etnie, e tutti i governi -consapevoli di questo fatto- glie lo riconoscono oggi ufficialmente.
Il libro che lo ha proiettato alla curiosità mondiale era un romanzo, si chiamava “Cent’anni di solitudine” e venne pubblicato a Bogotà nell’aprile del 1967, quasi cinquant’anni fa.
Fino a quel momento, il Sud America non esisteva nella consapevolezza e nell’immaginario collettivo dell’Europa e degli Usa, i veri produttori di trend, mode, ideologie, passioni collettive.
I due più importanti scrittori sudamericani,  Cortazar e Borges (entrambi argentini) erano apprezzati, riveriti e seguiti, soltanto da un ristretto numero di lettori colti, di cui pochi nel continente americano, anche perchè Cortazar abitava per lo più a Parigi dove si occupava di surrealismo e Borges amava soggiornare a Londra dove teneva delle conferenze per lo più parlando dell’Iliade e di esoterismo alchemico. 
Marquez seguiva un altro percorso, fedele ai quattro cardini propulsivi della sua vita, come lui ci ha confessato “le quattro grandi passioni che mi hanno da sempre animato e sorretto: le femmine, la politica, la letteratura, il calcio”.
Nel febbraio del 1966, quando l’America, dal Messico al Polo Sud, era in grande ebollizione sociale e si stava diffondendo una massiccia coscienza collettiva anti-imperialista, un mattino, Marquez aveva annunciato alla sua fidanzata Mercedes “Vado a Parigi a scrivere un libro, un passaporto per tutti noi, ho bisogno di mettere una distanza tra me e la mia America: vado a mettere la testa nella bocca del leone aristocratico. Se mi aspetti, quando torno, ti sposo”.
Lei gli disse:”Va bene, se  per te è così importante, vai pure. Ti aspetterò un anno”.
Undici mesi dopo, le spedì un telegramma: “Torno tra una settimana per cercarmi un editore, la moglie l’ho già trovata: prepara pure le carte e dai l’annuncio alla tua famiglia”.
Il suo romanzo venne tradotto subito in tutto il mondo, ottenendo un enorme successo dovunque.
E il Sud America, grazie a quel libro, finì sulle prime pagine di tutti i giornali del pianeta.
Fino a quel momento, la lettura di quel continente era stata sempre e soltanto di matrice europea e statunitense, con un santino collettivo autoctono -il dottor Ernesto Guevara, detto “El Che”- che era diventato un’icona pop del marketing giovanile, un manifesto da incollare al muro sopra al letto, accanto a quelli di John Lennon, Jimmy Hendrix, il generale Giap e Lenin. 
Quel romanzo, invece, proiettò sulla scena mondiale, per la prima volta, l’idea della diversità globale, l’esistenza di una cultura territoriale che era stata capace e in grado di coltivarsi, di affermarsi nei secoli, alchemizzando dentro di sé l’eredità del colonialismo europeo accompagnata dalla consapevolezza di essere niente di più che schiavi poveri, ma regalandole il recupero di una tradizione autoctona che la critica definì “realismo magico”.
Aprì una nuova stagione della cultura politica occidentale, quella che, di lì a breve, avrebbe portato l’intero continente sudamericano alla rivolta e all’aperta ribellione contro i colossi della finanza globale anglo-franco-italiano-statunitense, finita nei primi anni ’70 in un bagno di sangue, perché il Sud America stava diventando un pericoloso esempio di una alternativa possibile, reale e realistica, alla logica del capitalismo consumistico euro-atlantico.

Sergio Di Cori Modigliani

estratto da : http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2014/04/uomini-e-topi-la-vera-scelta.html

Annunci

Informazioni su apoforeti

Unione Associazioni Culturali
Questa voce è stata pubblicata in 1967 e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...