1960- L’anno dell’Africa

 
Con un po’ di retorica, ma anche come giusto riconoscimento dell’ accelerazione del processo di decolonizzazione in tutto il continente nero, il 1960 passa alla storia come l’anno dell’Africa”. Ben diciassette Stati africani ottengono l’indipendenza ed entrano a far parte a pieno titolo della comunità internazionale. La decolonizzazione dell Africa diviene una realtà irreversibile. Restano anche dopo il 1960 “isole coloniali, oltre al grande bastione di colonialismo e razzismo nell’Africa australe i possedimenti portoghesi, Rhodesia. Namibia. Sud Africa), ma concettualmente e praticamente il sistema coloniale ha cessato di esistere in quanto tale. Non per niente il 14 dicembre di questo stesso 1960 l’Assemblea generale dell’ONU approva a larga maggioranza una risoluzione che condanna il colonialismo in tutte le sue forme definendolo contrario ai principi generali delle Nazioni Unite. Già il 1” gennaio c’è la prima cerimonia: a Yaounde., per sancire la fine dell amministrazione fiduciaria della Francia sul Camerun. Nuovo Stato, nuova bandiera, nuova sovranità. La “frana”  si produce nei mesi successivi proprio nei territori francesi. Nel 1956 i due raggruppamenti dell’Africa Occidentale (Aof) e Africa Equatoriale francese Aef  erano stati divisi in una decina di territori a cui era stata concessa una limitata autonomia interna e nel 1958,  nel referendum indetto per ratificare la Costituzione della V Repubblica, tutti — fatta salva la sola Guinea, che aveva votato “no”, optando per la sovranità immediata — avevano votato per il mantenimento di un rapporto di tipo “comunitario (di fatto coloniale) con la Francia. Ma la Comunità franco-africana che De Gaulle si è illuso di lanciare come una specie di Commonwealth alla francese (rispetto al colonialismo inglese, il colonialismo francese ha puntato sull’assimilazione e più stretta è dunque la connessione in termini politici, economici e persino culturali fra i possedimenti francesi e la metropoli)  non riesce ad affermarsi e a durare.  Valendosi di una loro facoltà, via via tutti i governi dei territori della Comunità chiedono di negoziare l’indipendenza e nello spazio di pochi mesi, dal 20 giugno al 28 novembre, i Paesi dell Aof e dellAef. più il Madagascar. che non è membro né dell’uno né dell’altro gruppo, diventano indipendenti: fra di essi il Senegal. la Costa d’Avorio, il Gabon. il Ciad. Altri territori — oltre ai possedimenti francesi — ottengono l’ indipendenza nel 1960: la Somalia, il Congo belga e la Nigeria. La Somalia è stata assegnata dall’Onu in amministrazione fiduciaria all’Italia fino al I960 e il governo italiano tiene fede all’ impegno e ai tempi concordati. Al momento dell’indipendenza ( 1° luglio), l’ex- Somalia italiana decide la fusione immediata con il Somaliland britannico, pure pervenuto all’indipendenza, dando una prima attuazione al programma pansomalo. La Nigeria approda all’indipendenza il 1” ottobre dopo una complicata procedura costituzionale che ha cercato di conciliare — con un sistema federale basato sulle tre grandi regioni geografiche ed etniche in cui lo Stato è a quest’epoca diviso — l’unità e le particolarità locali. Forte di una popolazione valutata in 50 milioni di abitanti, la Nigeria, il “gigante nero”, è destinata a diventare la grande potenza del continente, ma per alcuni anni (ci sarà anche la parentesi della lunga e dolorosa guerra civile seguita alla secessione del Biafra) l’ assestamento sarà difficile e la sua possibilità di influenza sulla politica africana risulterà limitata. Quanto al Congo, la sua indipendenza (30 giugno) dà origine, senza soluzione di continuità, a una crisi di proporzioni internazionali: secessione del Katanga,  intervento delle truppe belghe,  invio di una forza dell’Onu. sfacelo delle istituzioni inteme.

Il giudizio che si può dare dell “anno del-l’Africa”, con la prospettiva storica che è ora possibile, è assai critico. Quasi tutte le indipendenze vengono più concesse che conquistate: i governi coloniali — con l’ esclusione del Portogallo, che oppone nazionalismo a nazionalismo – assecondano nel complesso il processo verso l’ indipendenza per prevenire fenomeni di radicalizzazione sull’ esempio dell Algeria, assicurandosi che il trapasso dei poteri vada a beneficio di governi, espressione di classi dirigenti fidate, controllabili, in grado di gestire il “neocolonialismo”. È il caso soprattutto delle ex colonie francesi. Nel Congo, il tentativo di Lumumba di dare inizio — sia pure senza la preparazione politica che sarebbe necessaria — a un programma che possa rendere effettiva. se non addirittura “rivoluzionaria’, l’indipendenza, finisce in una tragedia. Proprio i fatti congolesi dimostrano che l’ Africa è ancora “sotto tutela”.

Nell’interesse del sistema dominante, l’ Africa deve graduare la sua liberazione per non sovvertire troppo drasticamente i rapporti di forza, e a questo scopo sono funzionali, sostenendosi a vicenda, sia l’ipoteca coloniale negli Stati promossi all’indipendenza, sia il colonialismo diretto nelle regioni dove sono concentrate le maggiori ricchezze e dove vivono le più compatte comunità di origine europea.

(Giampaolo Calchi Novati)

professore ordinario presso il dipartimento di studi politici e sociali dell’Università degli Studi di Pavia
Fonte: 30 anni della nostra storia ERI 1984

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