Populorum progressio

Il 26 marzo 1967, Paolo VI pubblica l’enciclica “sociale” in cui denuncia le disparità economiche lasciate dal colonialismo e indica la

Visione cristiana dello sviluppo

14. Lo sviluppo non si riduce alla semplice crescita economica. Per essere sviluppo autentico, dev’essere integrale, il che vuol dire volto alla promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo. Com’è stato giustamente sottolineato da un eminente esperto: «noi non accettiamo di separare l’economico dall’umano, lo sviluppo dalla civiltà dove si inserisce. Ciò che conta per noi è l’uomo, ogni uomo, ogni gruppo d’uomini, fino a comprendere l’umanità intera…19. Avere di più, per i popoli come per le persone, non è dunque lo scopo ultimo. Ogni crescita è ambivalente. Necessaria onde permettere all’uomo di essere più uomo, essa lo rinserra come in una prigione, quando diventa il bene supremo che impedisce di guardare oltre. Allora i cuori s’induriscono e gli spiriti si chiudono, gli uomini non s’incontrano più per amicizia, ma spinti dall’interesse, il quale ha buon giuoco nel metterli gli uni contro gli altri e nel disunirli. La ricerca esclusiva dell’avere diventa così un ostacolo alla crescita dell’essere e si oppone alla sua vera grandezza: per le nazioni come per le persone, l’avarizia è la forma più evidente del sottosviluppo morale. …È come dire che la proprietà privata non costituisce per alcuno un diritto incondizionato e assoluto. Nessuno è autorizzato a riservare a suo uso esclusivo ciò che supera il suo bisogno, quando gli altri mancano del necessario. In una parola, «il diritto di proprietà non deve mai esercitarsi a detrimento dell’utilità comune, secondo la dottrina tradizionale dei padri della chiesa e dei grandi teologi». Ove intervenga un conflitto «tra diritti privati acquisiti ed esigenze comunitarie primordiali», spetta ai poteri pubblici «adoperarsi a risolverlo, con l’attiva partecipazione delle persone e dei gruppi sociali

Rimandando al link  per il testo integrale, crediamo comunque di avere sottolineato a sufficienza la portata “rivoluzionaria” di questo testo, pienamente recepita all’epoca, ma poi rimasto lettera morta nei fatti: è di questi giorni la notizia che i morti per fame avrebbero raggiunto e superato il miliardo e la concentrazione delle ricchezze in sempre meno mani è l’esatto opposto di quanto auspicato nell’enciclica.

Aggiornamento del 20 luglio 2014

Rivedendo i primi articoli mi sono accorto che, nel frattempo, era saltata la maggior parte della documentazione ( rimozione censoria periodica?); l’ho reintrodotta dove ho potuto e aggiungo qui un paio di link sul dissenso cattolico:

http://www.cesnur.org/2008/mi_1968.htm

http://www.uctlibri.it/le-collane/teseo/il-dissenso-cattolico/

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